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Specie aliene invasive: cosa sono e perché possono minacciare fauna, flora e biodiversità

Avatar di Francesco Faraoni Francesco Faraoni9 ore ago15 min

La natura non è un sistema immobile. Gli organismi si spostano, colonizzano nuovi ambienti, si adattano e, nel tempo, possono modificare profondamente gli ecosistemi. Negli ultimi secoli, i movimenti di piante, animali, funghi e microrganismi sono aumentati enormemente a causa delle attività umane: commercio globale, trasporti, turismo, agricoltura, acquacoltura, giardinaggio, rilascio accidentale o volontario di specie esotiche. In questo contesto si parla spesso di specie aliene invasive, un’espressione che indica un fenomeno ecologico molto concreto. Non tutte le specie introdotte fuori dal loro areale originario diventano un problema. Alcune non sopravvivono, altre restano localizzate, altre ancora si stabiliscono senza causare danni evidenti. Una parte, però, può diffondersi rapidamente e produrre effetti negativi sulla biodiversità, sugli habitat, sulle attività economiche e, in alcuni casi, anche sulla salute umana e animale.

Che cosa sono le specie aliene invasive

Una specie aliena, detta anche esotica o alloctona, è una specie che si trova al di fuori della propria area naturale di distribuzione a causa dell’intervento umano, diretto o indiretto. Può trattarsi di una pianta ornamentale portata in un giardino, di un animale da compagnia rilasciato in natura, di un insetto arrivato con merci e imballaggi, di un microrganismo trasportato attraverso scambi commerciali o spostamenti internazionali. Il termine “aliena” non significa quindi “strana” o “pericolosa” in sé. Significa semplicemente “non originaria di quel territorio”. La distinzione importante è tra specie aliena e specie aliena invasiva. Una specie diventa invasiva quando riesce a stabilirsi, riprodursi e diffondersi in modo tale da causare danni ecologici, economici o sociali. Secondo le fonti consultate, l’invasività dipende da molti fattori: caratteristiche biologiche della specie, assenza di predatori naturali, disponibilità di cibo, alterazione degli habitat, clima favorevole e pressione esercitata dalle attività umane. Una specie che in un ecosistema è perfettamente integrata può diventare problematica in un altro ambiente, dove non incontra gli stessi limiti naturali.

Perché non tutte le specie aliene sono invasive

È importante evitare semplificazioni. Non ogni specie introdotta dall’uomo diventa automaticamente invasiva. Molte specie coltivate, allevate o ornamentali non riescono a riprodursi spontaneamente nell’ambiente naturale, oppure rimangono sotto controllo. Altre possono naturalizzarsi, cioè stabilire popolazioni autonome, senza però provocare alterazioni rilevanti. Il passaggio da specie aliena a specie invasiva avviene quando l’organismo trova condizioni favorevoli alla sua espansione e inizia a competere con le specie native, a modificarne l’habitat, a trasmettere patogeni, a predare organismi locali o a interferire con gli equilibri ecologici. In questi casi il problema non è la “diversità” in sé, ma la rottura di relazioni ecologiche formatesi nel corso del tempo. Un esempio semplice riguarda alcune piante ornamentali: introdotte inizialmente per abbellire giardini, scarpate o aree costiere, possono poi sfuggire alla coltivazione e colonizzare ambienti naturali fragili, come dune, rive fluviali o zone umide. In altri casi, animali rilasciati o fuggiti dalla cattività possono adattarsi bene e competere con specie autoctone già sotto pressione.

Come arrivano in nuovi ambienti

Le vie di introduzione sono numerose. Alcune specie vengono introdotte volontariamente, per esempio per scopi ornamentali, agricoli, forestali, venatori, commerciali o legati all’acquariofilia e alla terraristica. Altre arrivano accidentalmente, nascoste in merci, container, imballaggi in legno, acque di zavorra delle navi, terricci, piante ornamentali, prodotti alimentari o materiali da trasporto. La globalizzazione ha reso più frequenti e rapidi questi spostamenti. Una specie che in passato avrebbe avuto scarse possibilità di attraversare continenti o oceani può oggi viaggiare in poche ore o pochi giorni. Se trova un ambiente favorevole, può insediarsi e iniziare a diffondersi.

Anche i cambiamenti climatici possono facilitare alcune invasioni biologiche. Temperature più miti, stagioni più lunghe e alterazioni degli habitat possono rendere adatte aree che in passato erano meno favorevoli all’insediamento di determinate specie. Questo non significa che ogni specie aliena si diffonda a causa del clima, ma che il clima può diventare uno dei fattori che facilitano l’espansione.

Quali effetti possono avere su fauna e flora

Gli impatti delle specie aliene invasive possono essere molto diversi. Alcune competono con le specie native per cibo, spazio, luce o siti di riproduzione. Altre predano organismi locali che non hanno sviluppato adeguati meccanismi di difesa. Altre ancora modificano fisicamente gli ambienti, alterano la composizione del suolo, cambiano la struttura della vegetazione o interferiscono con le reti alimentari.

Nel mondo vegetale, una pianta invasiva può occupare rapidamente spazi aperti, riducendo la presenza di specie autoctone. In ambienti delicati, come zone umide, rive, dune costiere o isole, anche piccoli squilibri possono produrre effetti importanti. Nella fauna, specie introdotte possono competere con animali nativi, trasmettere malattie o predare uova, piccoli vertebrati, insetti e altre componenti dell’ecosistema. Secondo la letteratura scientifica, le isole sono tra gli ambienti più vulnerabili. Molte specie insulari si sono evolute in condizioni particolari, spesso senza predatori terrestri o competitori aggressivi. L’arrivo di ratti, gatti, serpenti, insetti o piante invasive può quindi avere conseguenze molto gravi sulla biodiversità locale.

Esempi noti di specie invasive

Tra gli esempi spesso citati in Europa e in Italia vi sono il gambero rosso della Louisiana, alcune piante acquatiche invasive, la nutria, la testuggine palustre americana, il calabrone asiatico e diverse specie vegetali esotiche capaci di colonizzare ambienti naturali o semi-naturali.

Il gambero rosso della Louisiana, per esempio, è noto per la sua capacità di adattarsi a vari ambienti acquatici, scavare tane, competere con specie locali e alterare gli habitat. La testuggine palustre americana è stata a lungo venduta come animale da compagnia e, quando rilasciata in natura, può competere con le testuggini autoctone. Alcune piante acquatiche, invece, possono formare masse dense che ostacolano la luce, modificano l’ossigenazione dell’acqua e alterano la vita di altri organismi.

Il rapporto con biodiversità, economia e salute

Il tema delle specie aliene invasive non riguarda solo gli studiosi di ecologia. Gli effetti possono interessare agricoltura, pesca, foreste, infrastrutture, gestione delle acque, aree protette e salute pubblica. Alcune specie possono danneggiare colture, alterare canali e bacini idrici, compromettere habitat protetti o aumentare i costi di gestione ambientale. In alcuni casi possono esserci anche ricadute sanitarie indirette. Alcune piante possono produrre pollini allergenici, alcuni insetti possono essere vettori di agenti patogeni, alcune specie possono favorire squilibri ambientali che influenzano altri organismi. È però importante mantenere un linguaggio prudente: non ogni specie invasiva rappresenta un rischio sanitario diretto, e la valutazione dipende dalla specie, dal territorio e dal contesto.

Dal punto di vista della biodiversità, il problema principale è la perdita di equilibrio. Le specie native non vivono isolate: fanno parte di reti complesse che includono impollinatori, predatori, prede, funghi, microrganismi, piante e condizioni fisiche dell’ambiente. Quando una specie invasiva altera una parte della rete, gli effetti possono propagarsi anche ad altri livelli dell’ecosistema.

Prevenzione e gestione: perché intervenire prima è più efficace

Una volta che una specie invasiva si è ampiamente diffusa, eliminarla può diventare difficile, costoso o in alcuni casi quasi impossibile. Per questo le strategie più efficaci puntano soprattutto sulla prevenzione, sulla sorveglianza precoce e sull’intervento rapido. Prevenire significa controllare le vie di introduzione, informare cittadini e operatori, evitare il rilascio in natura di animali da compagnia, gestire correttamente piante ornamentali e materiali vegetali, monitorare porti, vivai, aree umide, parchi e ambienti sensibili. La sorveglianza precoce permette di individuare una specie quando è ancora localizzata, aumentando le possibilità di contenerla. Anche i cittadini possono avere un ruolo. Non liberare animali esotici in natura, non abbandonare piante acquatiche o ornamentali in ambienti naturali, informarsi prima di acquistare specie non autoctone, segnalare eventuali presenze sospette agli enti competenti sono comportamenti semplici ma importanti.

Fonti principali consultate
ISPRA – materiali divulgativi e tecnici sulle specie aliene invasive in Italia.
Commissione Europea / EUR-Lex – Regolamento UE n. 1143/2014 e documenti sulle specie esotiche invasive di rilevanza unionale.
EFSA – schede informative sulle specie esotiche invasive e sugli impatti sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici.
IPBES – Thematic Assessment Report on Invasive Alien Species and their Control.
IUCN – materiali divulgativi e scientifici sulle invasive alien species e sulla perdita di biodiversità.

Fonte immagine copertina: By No machine-readable author provided. MikeMurphy assumed (based on copyright claims). – No machine-readable source provided. Own work assumed (based on copyright claims)., Public Domain, Link

Last Updated on 7 ore ago by Francesco Faraoni

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Francesco Faraoni

Laureato in Tecniche di Laboratorio Biomedico, è autore di contenuti divulgativi su salute, cultura scientifica, benessere e stili di vita.

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A cura di Francesco Faraoni

Content Writer e SEO Specialist, con formazione tecnico-scientifica e laurea in Tecniche di Laboratorio Biomedico.

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