Stress: quali esami del sangue possono aiutare a valutare il benessere generale?

Avatar di Francesco Faraoni Francesco Faraoni2 ore ago24 min

Stanchezza, affaticamento, difficoltà di concentrazione, calo di energia e sensazione di “non recuperare” sono condizioni molto comuni. Spesso vengono attribuite genericamente allo stress, ai ritmi di vita, al poco sonno o a periodi particolarmente impegnativi. In molti casi è davvero così: la stanchezza può dipendere da abitudini quotidiane, riposo insufficiente, sovraccarico psicofisico, alimentazione disordinata, sedentarietà o tensione emotiva. Tuttavia, quando l’affaticamento è persistente, ricorrente o sproporzionato rispetto alle attività svolte, può essere utile parlarne con il medico. Gli esami del sangue non servono a “misurare lo stress” in senso diretto, ma possono aiutare a individuare alcune condizioni biologiche che possono contribuire alla sensazione di stanchezza: anemia, carenze nutrizionali, alterazioni tiroidee, squilibri della glicemia, infiammazione, problemi epatici o renali. La Mayo Clinic ricorda che la fatigue può essere legata sia a fattori di stile di vita sia a condizioni cliniche che richiedono valutazione e trattamento. Anche le indicazioni NICE sulla stanchezza nell’adulto suggeriscono un approccio basato sulla valutazione clinica e, quando indicato, su esami mirati come emocromo, ferritina, funzionalità tiroidea, marcatori infiammatori, vitamina D, vitamina B12 e folati.

Gli esami del sangue possono misurare lo stress?

Questa è la prima distinzione importante. Non esiste un singolo esame del sangue capace di dire, da solo, “quanto una persona è stressata”. Lo stress psicofisico è una condizione complessa, che coinvolge sistema nervoso, ormoni, sonno, stato emotivo, abitudini quotidiane, alimentazione, attività fisica e contesto personale. Alcuni parametri, come il cortisolo, sono spesso associati allo stress, ma il loro significato clinico è più complesso. Il cortisolo segue un ritmo circadiano, varia durante la giornata e viene richiesto soprattutto quando il medico sospetta specifiche alterazioni endocrine, non come semplice “test dello stress quotidiano”. Per questo motivo è più corretto parlare di esami utili a indagare le possibili cause biologiche della stanchezza e dell’affaticamento, non di esami che diagnosticano lo stress.

Emocromo: il primo esame per valutare sangue, anemia e infezioni

Uno degli esami più importanti in presenza di stanchezza è l’emocromo completo. È un esame di base che valuta globuli rossi, globuli bianchi, piastrine, emoglobina, ematocrito e alcuni indici eritrocitari come MCV, MCH e MCHC. Nel contesto dell’affaticamento, l’emocromo può essere utile soprattutto per evidenziare una possibile anemia, cioè una riduzione dell’emoglobina o della capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti. Una persona anemica può avvertire stanchezza, debolezza, pallore, fiato corto, palpitazioni o ridotta tolleranza allo sforzo. L’emocromo può inoltre dare indicazioni generali sulla presenza di alterazioni dei globuli bianchi, che possono orientare il medico verso processi infettivi, infiammatori o altre condizioni da approfondire. Naturalmente, l’emocromo da solo non basta sempre a capire la causa della stanchezza. Se mostra segni di anemia, il medico può richiedere ulteriori esami, come ferritina, sideremia, transferrina, vitamina B12 e folati.

Ferritina, sideremia e transferrina: il ruolo del ferro

Il ferro è essenziale per la produzione dell’emoglobina. Quando le riserve di ferro sono ridotte, può comparire una condizione di carenza marziale, con o senza anemia evidente. Gli esami più usati per valutare il metabolismo del ferro sono:

  • ferritina, che riflette le riserve di ferro dell’organismo;
  • sideremia, che misura il ferro circolante nel sangue;
  • transferrina e saturazione della transferrina, che aiutano a comprendere il trasporto del ferro.

Una ferritina bassa può indicare ridotte riserve di ferro. Questo può contribuire alla sensazione di stanchezza, soprattutto nelle persone con perdite ematiche, cicli mestruali abbondanti, alimentazione povera di ferro, gravidanza, malassorbimento o altre condizioni cliniche. La valutazione del ferro va però sempre interpretata dal medico, perché la ferritina può aumentare anche in presenza di infiammazione e non deve essere letta in modo isolato.

Vitamina B12 e folati: energia, sangue e sistema nervoso

La vitamina B12 e i folati, o vitamina B9, sono coinvolti nella produzione dei globuli rossi e nel corretto funzionamento del sistema nervoso. Una loro carenza può determinare una forma di anemia detta megaloblastica, nella quale i globuli rossi risultano più grandi del normale e non perfettamente funzionali. L’Istituto Superiore di Sanità spiega che la carenza di vitamina B12 o folati può interferire con la capacità dell’organismo di produrre globuli rossi correttamente sviluppati. ISSalute ricorda inoltre che vitamina B12 e folati sono importanti per il metabolismo degli acidi grassi, degli amminoacidi, degli acidi nucleici, per i globuli rossi e per il sistema nervoso. La carenza di B12 può associarsi non solo a stanchezza, ma anche a formicolii, disturbi della sensibilità, difficoltà di concentrazione, irritabilità o alterazioni neurologiche. I folati sono particolarmente importanti anche in alcune fasi della vita, come la gravidanza o il periodo preconcezionale.

Vitamina D: non solo ossa, ma attenzione alle semplificazioni

La vitamina D è nota soprattutto per il suo ruolo nel metabolismo del calcio e nella salute dell’osso. Tuttavia, la sua carenza viene spesso valutata anche in persone che riferiscono stanchezza, dolori muscolari, debolezza o malessere generale. Nelle indicazioni NICE sulla valutazione della stanchezza nell’adulto, il dosaggio della vitamina D può essere considerato quando la persona è a rischio di carenza. È importante però evitare una lettura troppo semplicistica: non ogni stanchezza dipende dalla vitamina D, e non ogni valore basso spiega automaticamente tutti i sintomi. Il risultato deve essere interpretato nel contesto clinico, considerando età, esposizione solare, alimentazione, eventuali patologie, farmaci e condizioni individuali.

TSH e FT4: quando la tiroide influisce sull’energia

La tiroide produce ormoni fondamentali per il metabolismo. Quando la tiroide lavora troppo poco, come nell’ipotiroidismo, la persona può avvertire stanchezza, sonnolenza, rallentamento, aumento di peso, freddolosità, pelle secca, umore basso o difficoltà di concentrazione. Gli esami più usati per una prima valutazione della funzione tiroidea sono:

  • TSH, ormone ipofisario che stimola la tiroide;
  • FT4, frazione libera della tiroxina;
  • in alcuni casi FT3 e anticorpi anti-tiroide, se il medico lo ritiene necessario.

La Mayo Clinic, parlando della sindrome da fatica cronica e della valutazione della fatigue, ricorda che alcuni esami di laboratorio possono verificare condizioni frequenti associate a stanchezza, come anemia, diabete e tiroide ipoattiva.

Glicemia e HbA1c: il metabolismo degli zuccheri

Anche le alterazioni della glicemia possono influire sulla sensazione di energia. Una glicemia troppo alta, come nel diabete non diagnosticato o non controllato, può associarsi a stanchezza, sete intensa, aumento della diuresi, calo di peso non spiegato, visione offuscata o infezioni ricorrenti. Gli esami principali sono:

  • glicemia a digiuno, che misura il glucosio nel sangue dopo un periodo di digiuno;
  • emoglobina glicata, o HbA1c, che dà un’indicazione dell’andamento medio della glicemia nei mesi precedenti;
  • in casi selezionati, curva da carico orale di glucosio.

L’Istituto Superiore di Sanità, attraverso EpiCentro, riporta tra i criteri diagnostici del diabete valori come glicemia a digiuno uguale o superiore a 126 mg/dl, oppure glicemia casuale uguale o superiore a 200 mg/dl in presenza di sintomi.

PCR e VES: infiammazione e stanchezza

La PCR, proteina C reattiva, e la VES, velocità di eritrosedimentazione, sono marcatori aspecifici di infiammazione. Non dicono da soli quale sia la causa del problema, ma possono suggerire la presenza di un processo infiammatorio o infettivo. In una persona con stanchezza persistente, febbricola, dolori diffusi, perdita di peso, sudorazioni notturne o altri sintomi associati, questi esami possono aiutare il medico a decidere se procedere con ulteriori approfondimenti. Il loro limite è proprio l’aspecificità: una PCR o una VES alterata non corrispondono automaticamente a una diagnosi, ma rappresentano un segnale da interpretare insieme alla visita, alla storia clinica e agli altri esami.

Fegato, rene ed elettroliti: il profilo biochimico generale

Nella valutazione dell’affaticamento può essere utile anche un profilo biochimico generale, che includa esami di funzionalità epatica, renale ed elettrolitica. Tra gli esami più comuni troviamo:

  • AST, ALT, GGT, fosfatasi alcalina e bilirubina, per il fegato e le vie biliari;
  • creatinina, eGFR e azotemia, per la funzione renale;
  • sodio, potassio, calcio e magnesio, quando indicati, per l’equilibrio elettrolitico.

Fegato e reni partecipano a funzioni fondamentali dell’organismo: metabolismo, eliminazione di sostanze di scarto, equilibrio idrico ed elettrolitico. Alterazioni significative possono manifestarsi anche con stanchezza, debolezza o malessere generale.

Cortisolo e ACTH: non sono semplici “esami dello stress”

Il cortisolo è spesso chiamato “ormone dello stress”, ma questa definizione può creare confusione. Il cortisolo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali e partecipa a molte funzioni: metabolismo, pressione arteriosa, risposta allo stress, equilibrio energetico e regolazione immunitaria. Il suo dosaggio può essere importante in endocrinologia, ma non va interpretato come un comune test per capire se una persona è “stressata”. Il cortisolo varia durante la giornata, è influenzato dal ritmo sonno-veglia, da malattie, farmaci, condizioni endocrine e modalità di prelievo. Le linee guida dell’Endocrine Society sull’insufficienza surrenalica primaria indicano il ruolo degli esami del sangue per ACTH e cortisolo nel percorso diagnostico di specifiche patologie surrenaliche. Questo conferma che si tratta di esami da richiedere e interpretare in un contesto medico preciso, non come generico “controllo dello stress”.

Conclusione

Gli esami del sangue non misurano direttamente lo stress psicofisico, ma possono essere molto utili per comprendere se dietro stanchezza, affaticamento e calo di energia esistono alterazioni biologiche documentabili. Emocromo, ferro, ferritina, vitamina B12, folati, vitamina D, TSH, FT4, glicemia, HbA1c, PCR, VES, funzionalità epatica, renale ed elettroliti rappresentano alcuni degli strumenti più utilizzati nella valutazione generale dell’affaticamento. Il punto centrale è non cercare un “test dello stress”, ma costruire un ragionamento clinico e laboratoristico: capire se la stanchezza è legata allo stile di vita, al sovraccarico psicofisico, oppure a condizioni come anemia, carenze, alterazioni metaboliche, infiammazione o disfunzioni endocrine. Per questo motivo, in caso di stanchezza persistente, il primo passo corretto non è scegliere autonomamente un pacchetto di esami, ma confrontarsi con il medico, che potrà indicare gli accertamenti più appropriati.

Fonti principali consultate

  • NICE – Clinical Knowledge Summaries. Tiredness/fatigue in adults: assessment. Fonte utile per l’inquadramento clinico della stanchezza nell’adulto e per gli esami valutabili in base al quadro clinico. (LINK)
  • Mayo Clinic. Fatigue Causes. Fonte divulgativa autorevole sulle possibili cause della fatigue, incluse abitudini di vita, farmaci, depressione e condizioni mediche. (LINK)
  • Mayo Clinic. Myalgic encephalomyelitis/chronic fatigue syndrome: diagnosis and treatment. Fonte utile per ricordare che alcuni esami di laboratorio possono aiutare a verificare condizioni associate a stanchezza, come anemia, diabete e tiroide ipoattiva. (LINK)
  • Istituto Superiore di Sanità – ISSalute. Anemia da carenza di vitamina B12 e folati. Fonte italiana utile per la spiegazione dell’anemia megaloblastica e delle carenze di B12 e folati. (LINK)
  • Istituto Superiore di Sanità – ISSalute. Vitamina B12 e folati: cosa sono e a cosa servono. Fonte utile per il ruolo di vitamina B12 e folati nel funzionamento dei globuli rossi e del sistema nervoso. (LINK)
  • Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro. Vitamine. Fonte generale sulle vitamine e sulle possibili manifestazioni di carenza.  (LINK)
  • Endocrine Society. Primary Adrenal Insufficiency Guideline Resources. Fonte utile per chiarire il ruolo di ACTH e cortisolo nella diagnosi di specifiche patologie surrenaliche, evitando l’uso improprio del cortisolo come semplice “test dello stress”. (LINK)
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Francesco Faraoni

Laureato in Tecniche di Laboratorio Biomedico, si occupa di contenuti di approfondimento in ambito tecnico-sanitario e di cultura del benessere, con finalità divulgative e informative rivolte al lettore. 𝐀𝐯𝐯𝐞𝐫𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 - 𝐼 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒𝑠𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑢𝑙𝑔𝑎𝑡𝑖𝑣𝑒 𝑒 𝑜𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑖𝑣𝑒. 𝑁𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑟𝑒𝑟𝑒, 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑎𝑔𝑛𝑜𝑠𝑖 𝑜 𝑖𝑙 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑐𝑜 𝑜 𝑑𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜.

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